30/10/2012: Patologie

Le tendinopatie dello sportivo
LE TENDINOPATIE NELLO SPORTIVO
Le tendinopatie rappresentano una patologia frequente nel mondo dello sport. Secondo una recente indagine epidemiologica condotta su un campione di soggetti professionisti di alto livello le tendinopatie del rotuleo rappresentano le più frequenti  patologie tendinee , seguite da quelle dell’achilleo. Il trattamento delle forme da sovraccarico funzionale è tutt'ora ampiamete dibattuto, ma esiste accordo comune sul fatto che quello conservativo deve essere considerato come la prima scelta terapeutica, peraltro risolutiva nella maggioranza dei casi. Tale trattamento prevede in fase iniziale il controllo del dolore e dell’infiammazione mediante l’impiego di farmaci antiinfiammatori non steroidei , di mezzi fisici selezionati e il riposo attivo, regolato dal sintomo del dolore. Pur risultando generalmente utili, tali presidi terapeutici non sono sufficienti per il completo recupero funzionale che deve passare attraverso la fase del ripristino delle qualità di forza e resistenza muscolo-tendinee. Dal momento che la massima sollecitazione a carico dell’unità miotendinea avviene durante la fase eccentrica della contrazione, è verosimile che la patologia tendinea sia causata dalle microsollecitazioni ripetute durante il sovraccarico eccentrico. Il recupero funzionale della forza eccentrica mediante impiego di esercizi specifici rappresenta la chiave per il rimodellamento del tendine e il conseguente ripristino delle condizioni fisiologiche della struttura tendinea alterata dai processi degenerativi. Parallelamente al recupero delle qualità strutturali del tendine il programma rieducativo prevede il recupero delle qualità coordinative neuromuscolari mediante esercizi propriocettivi progressivi, che agiscono sia a livello corticale che a livelli inferiori, sino all’allenamento mediante esercizi di stabilizzazione dinamica riflessa.

PRINCIPI RIABILITATIVI GENERALI NELLE TENDINOPATIE
Per tendinopatie si intende una sindrome clinica caratterizzata da dolore, tumefazione diffusa o localizzata e limitazione funzionale. È compito del riabilitatore normalizzare tutte le conseguenze funzionali che accompagnano la lesione tendinea cronica su base microtraumatica, e non focalizzare l’attenzione solo sul sito di lesione. Ai sintomi clinici (dolore, tumefazione,limitazione funzionale) si accompagnano sempre deficit biomeccanici quali debolezza muscolare del muscolo interessato o dei gruppi muscolari sinergici, contrattura e conseguente perdita di elasticità dell’unità muscolo-tendinea, alterazioni dell’equilibrio muscolare tra agonisti e antagonisti. Ne sono esempi il deficit di forza del tricipite surale nella tendinopatia dell’achilleo oppure della muscolatura flessoria nella tendinopatia rotulea, o ancora la rigidità delle strutture capsulari posteriori nella sindrome da conflitto subacromiale. Se tali alterazioni biomeccaniche, che come detto possono instaurarsi anche lontano  dal sito di lesione, lungo la catena cinetica, non vengono risolte, possono impedire il recupero funzionale completo e predisporre l’atleta alla recidiva al ritorno alla competizione.

TERAPIE CON MEZZI FISICI
Le terapie trovano spazio applicativo in questa fase iniziale, per favorire i fisiologici processi rigenerativi del tendine. Alcune tra le più recenti terapie che utilizzano mezzi fisici per il trattamento delle tendinopatie sono: la terapia mediante impiego di Laser ad alta potenza e la terapia a trasferimento energetico capacitivo-resistivo (human Tecar unibell). Per completezza occorre ricordare che le tendinopatie rappresentano uno dei campi di applicazione della terapia con onde d’urto extracorporee…
 
FASE DEL RECUPERO FUNZIONALE
Gli aspetti clinici caratteristici di questa fase a cui il riabilitatore deve prestare attenzione sono, il complesso dei tessuti sottoposti a sovraccarico e il deficit funzionale biomeccanico. È questa la fase in cui il soggetto inizia il lavoro di graduale sovraccarico del tendine per recuperare e incrementare la  resistenza  ai carichi  della  unità muscolo-tendinea, in modo da rendere la stessa pronta a ricevere gli stress legati alla ripresa dell’attività sportiva. Prima di iniziare il lavoro contro resistenza, il soggetto deve recuperare la completa escursione articolare. Vengono introdotte tecniche di massaggio trasverso profondo,applicate in modo molto graduale, per favorire il corretto orientamento delle fibre cicatriziali. Il paziente inizia il lavoro contro resistenza mediante esercizio isotonico, e successivamente mediante l’impiego di elastici a differente tensione, per sfruttare anche la fase eccentrica di ritorno. Dopo gli iniziali esercizi effettuati in isolamento articolare (catena cinetica aperta) vengono introdotti esercizi in catena cinetica chiusa, per migliorare la funzione globale del  legamento corporeo interessato. Parallelamente al recupero articolare e muscolare viene condotto l’allenamento propriocettivo, che deve essere graduale e deve procedere utilizzando esercizi in grado di stimolare diversi livelli di controllo motorio; tali esercizi vengono organizzati in funzione del recupero del senso di posizione articolare e del movimento articolare, del recupero dell’equilibrio posturale fino al recupero del controllo neuromuscolare ottenuto mediante esercizi di stabilizzazione dinamica riflessa. I criteri per passare all’ultima fase sono:
● nessun dolore durante gli esercizi di rinforzo
muscolare o durante le fasi di allenamento tecnico;
● nessun dolore durante le attività di corsa leggera;
● risoluzione dei processi riparativi del tendine;
● articolarità pressoché uguale al controlaterale.

FASE DEL MANTENIMENTO
È questa la fase della ripresa graduale della attività agonistica. Gli obiettivi principali riguardano il recupero completo di qualità muscolari di forza, resistenza, elasticità, coordinazione neuromuscolare, esecuzione del gesto tecnico-atletico specifico in modo corretto senza disturbi biomeccanici favorenti un’ulteriore situazione di sovraccarico.
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